Se stai cercando una persona scomparsa
Le squadre cinofile non si attivano chiamando noi. Chiama il 112: sono le autorità e la Protezione Civile a far partire le ricerche, e a quel punto veniamo allertati.
Cos’è un’unità cinofila
Un’unità cinofila è un cane e la persona che lo conduce. Non due cose separate: una coppia, che si forma insieme e lavora insieme.
È una distinzione che conta più di quanto sembri. Il cane non viene addestrato da qualcuno e poi affidato a un conduttore: cane e persona imparano nello stesso tempo. Se cambia uno dei due, l’unità non esiste più e si ricomincia.
Il cane mette il naso, che è uno strumento che noi non abbiamo. Ma un naso da solo non basta: qualcuno deve saper leggere il cane. Capire da come si muove che ha preso qualcosa, distinguere l’interesse vero da quello passeggero, accorgersi quando è stanco o quando sta chiedendo aiuto. È la parte che richiede più tempo da imparare, e non riguarda il cane: riguarda la persona.
Quando le due cose funzionano insieme, la squadra vale più della somma delle sue parti. È questo che rende un binomio un binomio, e non semplicemente un cane con qualcuno dietro.
La ricerca in superficie
È il nostro lavoro principale: cercare persone disperse in ambiente aperto. Un anziano che si è allontanato da casa, qualcuno che non è rientrato da un’escursione. Campi, boschi, rive dei fossi, spesso di notte, spesso col brutto tempo.
Su questo si concentra la maggior parte del nostro addestramento, ed è il tipo di intervento per cui più spesso veniamo attivati.
Come si svolge una ricerca
Quando arriva l’attivazione, ci si muove verso il punto di raccolta. Sul posto c’è un coordinamento che raccoglie le informazioni sulla persona scomparsa e divide il territorio in settori: a ogni squadra ne viene assegnato uno.
Una squadra è l’unità cinofila più chi la accompagna, per la sicurezza e per i collegamenti radio. Il cane lavora libero, senza guinzaglio, e batte il settore che gli è stato assegnato: non segue le orme lasciate a terra, ma l’odore che si sposta nell’aria. Per questo conta molto come soffia il vento, a volte più di come l’area è disegnata sulla mappa. E per questo il nostro cane non cerca una persona in particolare: segnala chiunque incontri dentro il settore.
E cerca una persona in qualunque condizione si trovi: cosciente e in grado di rispondere, priva di sensi, o purtroppo anche senza vita.
Di modi di cercare ne esistono altri, che partono dall’odore di una persona precisa e ne seguono la traccia. Noi di solito non interveniamo così: il modo in cui lavoriamo è quello più flessibile, e ci permette di coprire aree grandi anche quando delle informazioni di partenza si sa poco.
Quando il cane trova qualcuno
Esistono modi diversi di segnalare un ritrovamento, e ogni scuola ha il suo. Il cane può tornare dal conduttore e riportarlo sul posto; può afferrare un oggetto, un piccolo cilindro che porta al collo, e riportarlo indietro come prova; oppure può restare sul posto e abbaiare.
Noi usiamo l’abbaio. Il cane resta accanto alla persona che ha trovato e continua a chiamare finché il conduttore non arriva, guidandolo con la voce. È anche il motivo per cui, nell’addestramento, abbaiare a comando è la prima cosa che si insegna a un cucciolo: viene prima ancora della ricerca.
Un cane non lavora all’infinito: cercare è faticoso, e un cane stanco perde efficacia prima di dare segni di stanchezza. Si lavora quindi a turni, alternando le unità e facendo riposare i cani fra un settore e l’altro.
La ricerca su macerie
Oltre alla superficie lavoriamo anche sulle macerie: crolli, edifici danneggiati, terremoti. È una disciplina a sé, con un addestramento suo, e chiede al cane e al conduttore cose diverse da quelle viste finora.
Sotto un cumulo di macerie l’odore non arriva dritto: risale attraverso i vuoti fra i detriti, e può uscire a metri di distanza da dove la persona si trova davvero. Il cane deve seguirlo fin dove si fa più intenso, capire dove sta la sorgente e segnalare lì, abbaiando sul punto. Nel frattempo cammina su superfici instabili, fra cemento spezzato, ferri, vetri e lamiere che si muovono sotto le zampe, con rumore, polvere e squadre che lavorano intorno.
Quello che cambia davvero, rispetto alla superficie, è lo scenario, e quindi i problemi.
In superficie il lavoro chiede al cane di staccarsi molto dal conduttore: grandi aree da battere, distanze, autonomia. Su macerie le distanze sono corte ma tutto il resto è ostile. Il terreno è accidentato e instabile, e ogni appoggio va valutato. C’è polvere, che è il peggior nemico di un naso. C’è rumore, e ci sono mezzi pesanti al lavoro tutt’intorno. E c’è il rischio delle scosse successive, che possono far cedere quello che è rimasto in piedi.
È un ambiente in cui bisogna stare attenti a tutto: alla persona da trovare, al cane, e a chi ci lavora accanto.
Ci alleniamo su campi macerie attrezzati, dove si ricostruiscono crolli e nascondigli in condizioni controllate.
Alcune nostre unità cinofile sono intervenute ad Amatrice, con i cani, per la ricerca di persone dopo il terremoto del Centro Italia.
Come si costruisce un cane da ricerca
Ci vogliono un paio d’anni prima che un’unità sia operativa.
Si parte da cuccioli, e la prima cosa che il cane impara non è cercare: è abbaiare per segnalare. È il suo modo di dire “l’ho trovato”, e viene prima di tutto il resto.
Poi si costruiscono i pezzi, uno alla volta. Gli invii, per esempio: il cane impara ad andare avanti da solo per decine di metri, a fermarsi, a essere richiamato e rimandato dalla parte opposta. Sembra un esercizio fine a sé stesso, e invece è quello che permetterà al conduttore di gestire il cane a distanza mentre batte un’area.
La ricerca vera arriva alla fine, quando tutti i pezzi stanno insieme.
Il percorso si chiude con degli esami: prima la parte di condotta, poi quella operativa sulla ricerca. Solo dopo un’unità è considerata operativa.
Le esercitazioni
Fra un’emergenza e l’altra ci si allena, e non solo al campo. Partecipiamo a esercitazioni provinciali e nazionali, che servono a provare sul serio quello che in campo si prova a freddo: i tempi di uscita, le comunicazioni radio, il coordinamento con le altre squadre e con gli altri enti.
È la parte meno visibile del lavoro e una delle più importanti: in emergenza si fa quello che si è già fatto tante volte.
Se ti sei incuriosito, il punto di partenza è l’educazione di base: è da lì che quasi tutti noi siamo passati.